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Paolo deve andare dall’oculista

by Irene on ottobre 14th, 2010

occhi

E’ da un po’ di tempo che a Paolo da’ fastidio e lacrima un po’ l’occhio destro forse e’ il caso di fare una visita dall’oculista.

Oggi e’ una bella giornata autunnale a Genova, si sente ancora il tiepido dell’estate finita da poco. Al ritorno dall’universita’  Paolo passa dal suo medico di famiglia per raccontargli del problemino all’occhio; la sala d’attesa e’ gremita dai soliti soliti vecchietti, alcuni alle prese con i primi sintomi dell’influenza di quest’anno, altri li’ soltanto per ingannare il tempo. Alla fine arriva il suo turno, sono gia’ passate due ore. Il dottore, molto gentile, crede che sia una banale infezione guaribile con qualche giorno di collirio antibiotico, ma nel dubbio prescrive a Paolo una visita specialistica da un oculista. Il giorno dopo Paolo chiama il CUP, ovvero il call center che gestisce le prenotazioni per tutta la sanita’ genovese: ci vuole un po’ per prendere la linea e, quando finalmente Paolo riesce a parlare con una operatrice, si sente dire che il primo appuntamento disponibile e’ dopo due mesi, alle 8 di mattino all’ospedale di Recco. Beh, non e’ il massimo, ma se si vuole andare a San Martino, l’attesa diventa veramente lunga. Se non altro c’e’ molto tempo per andare a pagare il ticket nei mesi di attesa. Finalmente arriva il giorno della visita dall’oculista: nonostante siano solo le 8 del mattino, la sala d’attesa e’ piena anche qui. Le sedie di formica color verde acqua, tipiche delle sale d’attesa degli ospedali, non sono sufficienti per accogliere tutti i pazienti. Sono le 8.30, ecco si vede passare la prima infermiera con una faccia da sindrome premestruale che non invoglia a rivolgerle la parola: viene assalita dai pazienti, in realta’ ben poco disposti a pazientare nell’attesa. Un suono stridulo esce dalla sua bocca: “Quando sara’ il vostro turno vi verremo a chiamare!” Il suo sguardo gela i pazienti, che continuano a bofonchiare tra se’ e se’. Con lo sguardo perso nelle pareti scrostate e le orecchie che auto-escludono il mugugno di fondo, passa un’altra mezz’ora per Paolo. La maniglia della porta dell’ambulatorio si abbassa: si affaccia un’altra infermiera che chiama il primo paziente. I pazienti iniziano a solidarizzare tra loro ed emerge una linea comune di opposizione al sistema della sanita’ che non funziona e alle infermiere. Come in un gruppo di auto-aiuto, ciascuno racconta le sue disavventure mediche e le sue magagne di salute, ricevendo tanti preziosi consigli dagli altri. Ecco di nuovo l’infermiera: stavolta chiama Paolo. L’oculista lo visita in quattro e quattr’otto e prescrive il collirio antibiotico. Paolo torna a casa contento, con una nuova esperienza ospedaliera da raccontare.

A Copenhagen ormai l’aria e’ diventata pungente. Gli scoiattoli corrono veloci nel parco dietro casa, cercando provviste per l’inverno che sta arrivando. Il vento soffia sempre contro, quando si va in bici, e fa lacrimare l’occhio di Paolo. Anche se lui non ne ha molta voglia, Irene lo convince a farsi vedere da un dottore. Arrivato in universita’, Paolo cerca su internet il numero di un oculista vicino a casa e chiama per prenotare. Infatti qui in Danimarca, per alcune visite specialistiche, non serve la prescrizione del medico di famiglia. Al telefono, una voce registrata gli chiede di digitare il proprio CPR (l’equivalente del codice fiscale) e poi, quando la segretaria risponde, sa gia’ tutto di Paolo e lo informa che il primo appuntamento libero e’ tre giorni dopo, Giovedi’ alle 18. La mattina di Giovedi’, Paolo riceve sul cellulare un messaggio per ricordargli della visita. Lo studio dell’oculista e’ a 10 minuti di pedalata da casa: Paolo arriva 5 minuti in anticipo, striscia la sua tessera gialla dell’assistenza sanitaria nel lettore e si siede nella sala d’attesa. Seduto su una comoda poltroncina, Paolo ha solo qualche minuto per sfogliare una rivista d’arredamento, prima che l’infermiera lo chiami per un esame preliminare della vista e della pressione oculare, che viene fatto a tutti i pazienti. Poi viene chiamato dal medico che lo visita e gli prescrive un collirio per una leggera infezione all’occhio. Paolo saluta e ringrazia il dottore. Naturalmente non ha dovuto pagare nulla, in quanto la visita e’ coperta dall’assistenza sanitaria pubblica danese.

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From → vita danese

One Comment
  1. Volete farci schiattare d’invidia? Ci siete riusciti!

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